Donato Briscese

Briscese Donato nacque a Venosa il 7 aprile 1918 da Vincenzo e la Lasalvia Anna Maria. Fece i primi studi a Venosa. Fu un giovane assai diligente, attivo e volenteroso. Chiamato alle armi poco dopò il fratello Rocco della classe 1910, seguì il suo Reggimento in tutti gli spostamenti che vennero ordinati. Faceva parte del 1° Battaglione del 2° Reggimento Genio Pontieri e, in Russia, prese attivamente parte alla difesa dei paesi di Brodj e di Nokolajewka il 20 febbraio 1942. Per la intelligenza dimostrata in vari e difficili momenti venne promosso prima Caporale e poi Caporale Maggiore. Nonostante la sua specialità venne impiegato per opporsi, con altri reparti di fanteria, al nemico che avanzava in forze, coperto da carri armati e da intenso fuoco di artiglieria e di mitragliatrici. Egli era stato nominato Caposquadra mitragliere e impiegò le sue armi automatiche con grande coraggio e con sommo disprezzo del pericolo. Nel momento opportuno sapeva mettersi a capo dei suoi uomini trascinandoli, con la parola e con l’esempio, all’arma bianca ed infliggendo sensibili perdite al nemico che si accaniva sempre più contro le sue armi per potere passare. Pur trovandosi di fronte a forze nemiche di gran lunga superiori per mezzi e per numero e benché fossero caduti alcuni dei suoi uomini ed egli stesso fosse stato gravemente colpito da una pallottola ad una gamba, non volle farsi medicare per non sottrarre uomini al combattimento, spostandosi continuamente da una mitragliatrice all’altra e mettendosi lui stesso a far fuoco con l’arma automatica pur di compiere interamente il proprio dovere. Ferito una seconda volta alla testa rimaneva al proprio posto incitando i suoi uomini al combattimento ed assicurandosi costantemente dell’efficacia del fuoco delle sue armi. Colpite e messe fuori uso le mitragliatrici, non desistette dalla lotta e riuniti i superstiti cercò di arrestare il nemico con intenso lancio di bombe a mano. Tutti i nemici si accanivano contro di lui che in ultimo colpito in pieno da una raffica di mitragliatrice, gridando: viva l’Italia! cadeva inanimato sulla sua arma suscitando l’ammirazione dei pochi superstiti e degli stessi alleati tedeschi che operavano al suo fianco e che non mancarono di esprimere la loro incondizionata ammirazione per questo valoroso soldato che così nobilmente aveva chiuso la sua vita.

Venne decorato della Medaglia d’Oro al V.M. (alla memoria) con la seguente motivazione:
«Pontiere Capo Squadra mitragliere, in aspro combattimento contro rilevanti forze portava i dipendenti con decisione all’attacco, infliggendo gravi perdite al nemico. Caduti alcuni serventi, benché ferito una prima volta, rimaneva al proprio posto incitando i suoi uomini alla resistenza ed assicurandosi dell’efficacia del fuoco della propria arma. Ferito una seconda volta al capo da schegge di mortaio, cosciente della critica situazione per la grave minaccia nemica, rifiutava ogni cura e continuava audacemente la lotta. Rimasta l’arma inutilizzabile, si poneva alla testa dei superstiti e cercava ancora di arrestare il nemico con lancio di bombe a mano, finché, colpito a morte da raffiche di mitragliatrice, immolava la propria vita fiero di aver contrastato il passo al nemico prodigandosi oltre gli umani limiti del dovere».
(Nicolajewka – Fronte Russo, 20 febbraio 1942).

Nella Piazza principale della Città di Venosa è stata affissa una lapide con la bella motivazione della Medaglia d’Oro al Valore Militare.


Fonte: Testo tratto da Bartolo Gianturco, Medaglie d’Oro al Valor Militare della Basilicata, Potenza, 1972; ristampa a cura dell’ANCR e del Comune di Avigliano, 2024.

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