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Emilio Caizzo

- Luogo di nascita: Castelmezzano (PZ)
- Provincia: Potenza
- Decorazione: Medaglia d’Oro al Valor Militare
- Scheda ufficiale: Gruppo Medaglie d’Oro al Valor Militare d’Italia
Il soldato Emilio Caizzo nacque a Castelmezzano (Potenza) il 15 aprile 1920 da Domenico e da Benvenuti Rosa Emanuela. Crebbe nel piccolo paese lucano sotto la sana guida dei genitori che lo educarono ai più elevati sentimenti morali. Frequentò le scuole elementari e, appena in condizioni di lavorare, fu operaio e manovale prestando saltuariamente la sua opera ove era necessario. Chiamato alle armi, fu destinato al Genio guastatori, juna specialità creata dal Colonnello Pietro Steiner nell’agosto 1940. Alla Scuola di Civitavecchia affluirono centinaia di volontari ma pochi furono i prescelti. Occorrevano giovani arditi, dai riflessi pronti, dalla vista acutissima e dall’udito perfetto. Dovevano avere un corpo elastico e guizzante capace di adattarsi al terreno ed a tutte le situazioni che il combattimento veniva a creare. Bisognava avere i nervi di acciaio e per questo vi era la prova dei nervi con lo scoppio improvviso di petardi o di bombe a poca distanza nei momenti più inattesi. Essi erano chiamati gli arditi fra gli arditi. Dovevano sapere strisciare tra i reticolati nemici senza far rumore, aggredire a bombe a mano i posti più avanzati e catturarli, far saltare in aria le mitragliatrici nemiche sorprendendone i serventi, collocare i lunghi tubi di gelatina sotto i reticolati e farli saltare in aria per aprire le strade alle fanterie. Bisognava essere pronti a combattere a ferro freddo talvolta senza far sentire il rumore della lotta, giungere di sorpresa sul nemico, colpirlo col lancio delle bombe e scomparire approfittando della sorpresa. Dovevano, insomma, togliere la pace ed il riposo al nemico, aggredirlo con veemenza e sicurezza, accettare la lotta anche quando era impari ed impossibile in modo da far vivere in uno stato di preoccupazione e di terrore l’avversario col proprio coraggio che diventava talvolta spavalda spregiudicatezza. La preparazione del corso era fatto sotto il tiro effettivo di armi automatiche col tiro di bombe a mano, con lo spostarsi da un lato all’altro ove più violenta appariva la lotta. Alla fine del corso non ne rimanevano molti i quali finivano per portare al braccio, con grande orgoglio, il fregio «bomba e pugnale» che era il simbolo della specialità. Il compito di guastatori era anche quello di aprire la strada alla fanteria ed ai carri armati, neutralizzare, dopo di averli identificati, i campi minati, distruggere determinati obbiettivi, far saltare in aria ponti e fortini avversari.
Fra i guastatori del Genio, uno dei primi volontari fu il nostro Emilio Caizzo che, superate tutte le prove, volle essere subito impegnato in combattimento dando prova di una non comune intelligenza, di una stoica fermezza di carattere e di un intelligente disprezzo del pericolo. Nella furibonda azione che si svolse a Tobruch nel maggio 1941, egli si distinse ancora una volta. Già prima di allora era stato seriamente colpito ad una gamba dalla esplosione di una carica di tritolo ma riuscì ad ottenere, nonostante che fosse convalescente, di partecipare ad una nuova azione che aveva per obbiettivo la conquista e la distruzione di una muratissima ridotta avversaria. Ottenne così l’incarico di attraversare, con un compagno, un fitto reticolato che proteggeva la posizione nemica. I nemici, rintanati nel bunker, avuta la sensazione del pericolo sparavano all’impazzata, nella notte, con tutte le armi di cui disponevano. I due nostri guastatori strisciavano per terra senza sostare. Emilio Caizzo fu più volte ferito ma, senza un lamento, riusciva a portarsi fin sotto un nido di mitragliatrici e far brillare la carica che distrusse la postazione. Fu ferito una terza volta ma visto che il suo compagno aveva acceso un’altra carica ma non riusciva a lanciarla perchè colpito in pieno dalla scarica di una mitragliattrice, si trascinò subito vicino a lui mentre la miccia bruciava rapidamente, ebbe la forza di strappare di mano al suo compagno caduto il tremendo ordigno esplosivo, presso a scoppiare portandolo fin dentro una piazzola nemica ove cadde crivellato di schegge insieme con tutti gli avversari. Sembra un racconto da favola eppure è una realtà, sembra l’impossibile che diventa una realtà meravigliosa inquadrata in una cornice di stelle; sembra di rivedere, con la grande luce dell’anima, Pietro Micca venire da Sagliano Micca in questo umile nostro paese, prendere a braccetto questo fanciullo lucano e recarsi con lui nella fornace di Tobruck e saltare in aria con la postazione nemica; sembra una eterna poesia cantata dagli angeli e scritta e musicata dagli Eroi della Patria! I nemici restano sconvolti da tanta audacia e vissero, da quel momento in poi, con il terrore di uno scoppio che tutto e tutti distruggesse.
Il Genio guastatori tiene il giovane Caizzo come un esempio, come una luce, come una gloria che s’innesta definitivamente nel suo cammino.
Fu decorato, alla memoria, della Medaglia d’Oro al V.M. con la seguente motivazione:
«Volontario guastatore, sebbene a riposo per la ferita riportata in precedente azione, chiedeva ed otteneva di partecipare, quale porta-carica, all’attacco di una munita ridotta nemica. Oltrepassato con un compagno il varco del reticolato, sotto intenso fuoco, sebbene colpito da scheggia di granata, riusciva a portarsi sotto l’opera fortificata ed a provocare lo scoppio della carica distruggendo due mitragliatrici nemiche. Colpito una seconda volta più gravemente e già allo stremo delle forze, visto cadere un compagno, con epico gesto gli strappava dalle mani la carica già accesa e la portava sulla piazzola nemica ove, in supremo olocausto, immolava la sua giovane vita per la Patria (Tobruk – Africa Settentrionale – 15-16 maggio 1941)».
Castelmezzano ha intitolato al suo nome la Piazza principale.
I guastatori ebbero il 18 per cento di Caduti; oltre 40 per cento rimasero feriti o mutilati o invalidi sui fronti di Albania, dell’Africa e della Russia.
Noi Lucani, orgogliosi di tanta luce di gloria, possiamo ben dire di avere anche noi, in Caizzo, il nostro Pietro Micca.
Fonte: Testo tratto da Bartolo Gianturco, Medaglie d’Oro al Valor Militare della Basilicata, Potenza, 1972; ristampa a cura dell’ANCR e del Comune di Avigliano, 2024.




