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Mario De Bernardi

- Luogo di nascita: Venosa (PZ)
- Provincia: Potenza
- Decorazione: Medaglia d’Oro al Valore Aeronautico
- Nota: Medaglia d’Oro al Valore Aeronautico; è decorato anche di Medaglia d’Argento al Valor Militare.
Il Comandante Mario De Bernardi nacque a Venosa il 1° luglio 1893.
Ha una gioventù serena, tutta dedita allo studio. Mostra particolare passione per l’aviazione che durante la guerra libica aveva avuto le prime affermazioni. Nel 1913 entra nella scuola volontari di Aviano e nel 1914 consegue il brevetto di pilota aviatore. Passa poi alla scuola militare di Modena e viene nominato Sottotenente in S.P.E. Inviato, per le sue particolari doti di aggressività e di sicurezza, alla 75a squadriglia da caccia, abbatte un aeroplano nemico che volava su Verona. L’anno successivo batte il primato nazionale di altezza superando i 7000 metri senza ossigeno; e per il suo ardimento entra nella squadriglia Baracca e abbatte quatro apparecchi in volo e cinque ne distrugge a terra. Per il primo episodio viene decorato della Medaglia di Bronzo al V.M. con la sguente motivazione: «Il 27 giugno 1916 per primo attaccava arditamente, a breve distanza, un apparecchio nemico nel cielo di Verona e, colpendolo in varie parti vitali, lo costringe ad abbassarsi permettendo ad altri apparecchi nazionali di unirsi a lui nel combattimento determinando così l’abbattimento definitivo dell’avversario» (Cielo di Verona, 27 giugno 1916).
Veniva poi decorato di Medaglia d’Argento al V.M. perchè «Pilota da caccia abilissimo ed audace, compiva numerosi voli che erano veri atti di valore. Ripetute volte, in servizio di scorta a nuclei di bombardamento, con zelo ed abilità mirabili, li liberava da situazioni difficili attaccando intere pattuglie nemiche. L’11 settembre, nel cielo di S. Lucia del Piave, il 17 settembre nel cielo di Mandre, il 3 ottobre 1918 nel cielo di Susegana attaccava apparecchi nemici ed in strenui duelli tre ne abbatteva costringendo il superstite alla fuga. Nella nostra offensiva finale si distingueva per ardifissimi mitragliamenti concorrendo in una particolare circostanza a distruggere numerosi velivoli nemici in partenza dal campo di Comina. In un’altra di tali azioni, avuto gravomente colpito l’apparecchio, non desisteva dal combattimento se non quando altre aggiustate raffiche di mitragliatrici antiaeree, avendogli gravemente danneggiato il serbatoio dell’apparecchio, lo costringevano a precipitosa discesa» (Cielo del Piave e del Tagliamento, ottobre-novembre 1918).
Chi ha assistito al contributo costante dato dall’aviazione ai nostri combattimenti terrestri, ne ha riportato un ricordo incancellabile. Questi interventi erano di un’audacia tale, di un disprezzo del pericolo così evidente, questa partecipazione concreta alle azioni delle truppe appiedate creavano nel nemico un disorientamento incredibile. Bastava che uno dei nostri apparecchi, da grande altezza, vedesse un’assembramento di soldati nemici defilati alla vista ed al tiro delle truppe che fronteggiavano, perchè l’apparecchio si abbassasse con velocità vertigionosa e mitragliasse intensamente le truppe nemiche, i trinceramenti, i posti di comando, le piattaforme delle mitragliatrici e dei cannoni scomparendo all’orizzonte prima che gli altri potessero reagire e ritornando subito dopo con un impeto ardente di lotta. Il nemico ne restava sempre turbato anche perchè questi attacchi dei caccia italiani erano così improvvisi, così decisi e precisi che non si aveva nè la forza nè il tempo di controbatterli. Il nemico aveva perduto la pace e la tranquillità esaurendosi in una preoccupazione costante di essere attaccato e mitragliato da un momento all’altro. Il più delle volte erano attacchi radenti che non davano il tempo al nemico di impugnare le armi. Così, gli aviatori combattevano spesso come i fanti, con i fanti, per i fanti e questi si esaltavano nella bellezza eroica dei nostri aviatori che spesso pagavano con la vita il loro meraviglioso ardimento.
De Bernardi, non pago di aver servito intensamente la Patria in guerra, di essere stato cento volte sfiorato dalla morte, non riposò sugli allori ma, animato da una grande passione per l’azzurro dei cieli, prende parte a tutte le gare più importanti mentre continua a studiare, a provare, a modificare, e perfezionare gli apparecchi perchè diano il più alto rendimento.
Nel 1925, sul campo di Montecelio, batte il primato mondiale di velocità con un carico di 250 chilogrammi alla velocità media di 254,123 chilometri all’ora.
Il 13 novembre 1926, vince a Norfolk (Usa) la gara per la coppa Schneider su idrocorsa Macchi-Castoldi alla media di chilometri 396, 682 all’ora. Nello stesso modo batte il primato di velocità su 100 e su 200 chilometri. Batte anche il primato assoluto di velocità alla media di chilometri 418 all’ora.
Il 4 novembre 1927, a Venezia, batte il primato mondiale di velocità su circuito chiuso alla media di chilometri 476,290 all’ora; questo primato egli stesso lo batte l’anno successivo alla media di chilometri 512,766 all’ora.
Il 10 settembre 1931 viene dichiarato vincitore delle gare internazionali di acrobazia a Cleveland (USA) su sei nazioni concorrenti.
Il 10 luglio 1933 compie il collegamento Milano-Mosca in unico volo e con 5 persone a bordo. Nel 1934 va in Cina con un aeroplano d’alta acrobazia. Il 30 novembre 1941 compie il primo viaggio aereo intorno al mondo con un aeroplano a reazione. Il 12 dicembre 1955 presenta, sull’aeroporto dell’Urbe, il suo aereoscooter che viene battezzato con il nome di «Libellula».
L’8 aprile 1959, alla presenza di numerosi aviatori, compie un nuovo volo sul più piccolo aeroplano da lui costruito ma dopo qualche tempo, i presenti notano che l’atterraggio è piuttosto indeciso e che il valoroso Comandante De Demandi non scende dall’aereo sul quale sembra accasciato. Accorrono tutti i presenti e lo trovano morente per un attacco cardiaco. Non fu possibile salvarlo.
Per un aviatore come Lui, quella fu la più bella morte!
Era diventato l’aviatore più popolare e più amato dell’Italia e del mondo.
I suoi funerali furono un’apoteosi. Il carro funebre, accompagnato da tutte le Autorità, da Ministri, aviatori di tutti i gradi e dal popolo commosso, fece il giro del campo dell’Urbe e poi si avviò, tra la commozione dei familiari e di tutti i presenti, all’estrema dimora mentre la banda dell’Aeronautica intonava lieve l’inno del Piave. La bandiera del Comune di Venosa accompagnata dal Sindaco, ebbe il posto d’onore. La fine dell’Eroico Comandante avvenne 1’8 aprile 1959. Fu commemorato in Parlamento, in Campidoglio ove era stato Consigliere Comunale in rappresentanza del MSI e di tutti gli Aereo-Club d’Italia.
I suoi compagni d’aviazione dicevano che Egli non sapeva stare lungamente a terra ma aveva bisogno di vivere nell’azzurro del cielo. E, nell’azzurro del cielo il suo cuore palpitò per l’ultima volta.
De Bernardi è un esempio di carattere, di ardimento, di intelligenza, di organizzazione.
Quando chiuse gli occhi, io che mi trovavo occasionalmente a Verona, vidi sul volto di tutti un senso di grande pena ed in Piazza Bra, sotto i portici, numerosi capannelli che parlavano di Lui e vi era qualcuno che aveva le lagrime agli occhi. Sul volto di tutti era disteso un velo di grande tristezza.
Era decorato di Medaglia d’Oro al Valore Aeronautico con la seguente motivazione: «Pilota Militare dal 1913, collaudatore ardito, tecnico ed esperimentatore di elevata capacità, contribuiva efficaciamente al potenziamento dell’Aeronautica Italiana. Detentore di primati mondiali di velocità e di alta acrobazia, vincitore della Coppa SCHNEIDER e del trofeo internazionale HARMON nel 1927, concorreva validamente ad elevare sempre più il prestigio dell’Aia Fascista. Incaricato di portare in volo un nuovo tipo di aeroplano, i cui principi di propulsione erano per la prima volta tentati nel mondo superava le incognite notevolissime presentate dalle ardue prove, con tenacia pari all’audacia, dimostrando sereno sprezzo del pericolo, dedizione altissima intesa a dotare la Patria di un nuovo potente strumento di vittoria (Milano, settembre 1940)».
Tutte le Nazioni del mondo riconobbero le eccezionali qualità del Comandante De Bernardi: Asso dell’Aviazione Italiana, aviatore della squadriglia Baracca, 10 apparecchi abbattuti, una Medaglia d’Oro al Valore Aeronautico, una Medaglia di Bronzo ed una di Argento al V.M., Commendatore Mauri-ziano e della Corona d’Italia, nominato pilota ad Honorem dell’Austria, della Bulgaria, della Cecoslovacchia e dell’Ungheria, vincitore della SCHNEIDER, primatista mondiale di velocità, vincitore delle gare di acrobazia a Cleveland nel 1931, Raid Milano-Mosca e Mosca Berlino: una carriera come si vede, quanto mai luminosa.
Ebbe a soffrire molto per delle palesi incomprensioni da parte di coloro che avrebbero dovuto aiutarlo nelle sue scoperte e nelle sue applicazioni ma seppe sempre dimostrarsi sereno e forte con un comportamento assai signorile e superiore alle piccole miserie della vita quotidiana. Oggi i tecnici tedeschi stanno lavorando in Germania alla realizzazione delle sue invenzioni ed alla costruzione dei suoi apparecchi ai quali Egli aveva dedicato i più appassionati palpiti della Sua esistenza.
Venosa, madre di dotti e di Eroi, può andare orgogliosa delle sue Medaglie d’Oro al Valore.
Fonte: Testo tratto da Bartolo Gianturco, Medaglie d’Oro al Valor Militare della Basilicata, Potenza, 1972; ristampa a cura dell’ANCR e del Comune di Avigliano, 2024.




