Rocco Lazazzera

Rocco Lazazzera è materano, figlio di Luigi nato e seppellito a Matera con la moglie Anna Caramaia. Nacque il 1° aprile 1898 a Calatafini dove il padre, Commissario di P.S., prestava servizio temporaneamente. Trascorse gli anni della sua fanciullezza prevalentemente a Matera dove completò gli studi liceali. Conseguita la licenza superiore, partì volontario per la prima guerra mondiale. E’ difficile tratteggiare la eroica figura di questo eccezionale soldato tanto alta, completa, superba è la sua vita dedicata alla Patria ed all’onore degli alamari di cui egli si sentiva orgoglioso.

Nel maggio 1918, appena ventenne, quale ufficiale di fanteria comandante di un plotone di arditi, si guadagnava la prima Medaglia al V.M. nel combattimento di Zugna Torta. Un’altra ne meritava, nel luglio successivo, a Monte Gioco. Il 3 agosto venne decorato della Medaglia d’Argento al V.M. per essersi distinto nel combattimento di Dosso Alto. Entrò tra i primi a Trento e volle mettere il Tricolore sul monumento a Dante memore degli incisivi versi del Poeta che, parlando di Dante e riferendosi all’attesa liberazione delle città da parte degli italiani, scrisse, ammonendo:

«E par che aspetti a Trento».

Mentre con l’animo gioioso e soddisfatto per l’azione compiuta si apprestava a discendere dal monumento, una pallottola, lo colpì al petto traforandogli un polmone. La pallottola dell’ultima insidiosa fucilata esplosa, come hanno riferito: a coloro che accorsero ad aiutarlo, egli disse fiero e commosso mentre il sangue gli sgorgava dalla bocca: «ho piantato la bandiera sul monumento a Dante e sono soddisfatto». Cessata la guerra 15-18 viaggiò moltissimo scrivendo libri e resoconti dei suoi viaggi nei quali l’amore della Patria lontana vibrava in maniera quasi soprannaturale.

Chiese poi di passare nei Carabinieri e fu accontentato.

Scoppiata la guerra etiopica, il Lazazzera volle viverne le vicende eroiche e partecipò, tra l’altro, alla marcia su Gondar distinguendosi in molte operazioni tanto da meritare un’altra Medaglia d’Argento ed una di Bronzo al V.M.

Partecipò alla guerra di Spagna e fu presente dove maggiormente ferveva la lotta. Quando i combattenti sapevano che nelle vicinanze vi era il Maggiore Lazazzera, apertamente manifestavano la loro tranquillità e sicurezza. Combattette con profonda convinzione di dare un contributo definitivo alla tranquillità dell’Italia e dell’Europa. Fu decorato di altre tre Medaglie d’Argento al V.M. ma i combattenti gli avevano dato molto di più, lo avevano proclamato Eroe. Il Generale Gambara, che lo aveva carissimo, nominato Ambasciatore lo volle suo collaboratore ben sapendo del suo tatto diplomatico e della perfetta conoscenza di varie lingue moderne. Intanto il valoroso Lazazzera veniva promosso Maggiore per merito di guerra perchè, più volte decorato al Valore, «in dieci mesi di una nuova ed aspra guerra, dava costante prova di intelligenza e di coraggio, prodigandosi sempre nelle imprese più rischiose. In un ciclo operativo, assunto il comando di un battaglione di arditi, con decisa azione avvolgente, sventava la manovra dell’avversario e dopo tenace combattimento lo costringeva alla fuga aprendo così il passo alle colonne operanti».

Tra una guerra e l’altra, riprendeva la sua attività di studioso e di scrittore: scrisse un romanzo di ambiente coloniale, «Kaddugia», la storia del 29° reparto di assalto durante la guerra 1915-18, «La nuvola porpora» tradotta in inglese ed opera dello scrittore Schiel; «Finn Malgreen, eroe polare» biografia dello scienziato svedese che partecipò alla spedizione Nobile col dirigibile Italia, ricca di una documentazione attinta direttamente in Svezia e molto apprezzata in quella Nazione; molte traduzioni da riviste tedesche, spagnuole e francesi in materia giuridica, sociale ed economica, temi questi che egli affrontò con acume e profondità in molti suoi scritti. La sua vita fu tutta una prodigiosa attività ed una dedizione completa alla Patria; egli fu un temperamento privilegiato, ricco di palpiti ideali temprati ed indirizzati da una rigorosa e limpida volontà, aveva una grande sete di bene e prodigava i tesori del suo cuore verso i colleghi, i dipendenti e le popolazioni civili.

In tutte le guerre egli partì da volontario. Le azioni più rischiose lo trovarono sempre al primo posto, nelle operazioni più pericolose egli era pronto ad esporsi prima di mettere a rischio la vita di un Carabiniere. Nell’ultima azione cui prese parte Egli, lasciato in un posto sicuro la pattuglia che guidava, si portò fino a pochi passi dal nemico per rilevarne la posizione ma veniva gravemente e ripetutamente ferito in tutte le parti del corpo. Nonostante le sue gravi condizioni Egli si preoccupò di far riparare la pattuglia in un posto sicuro. Si era a quota 731 di Monastero, presso la Cima Chisiocut, sulla strada Berat-Clisura. Durante il fuoco di fucileria contro di lui indirizzato, una bomba maledetta lo investiva in pieno ferendolo gravemente alla gamba destra ed alla .schiena. Con vinto che per lui la fine fosse imminente allontanò da se un suo sottotenente che gli prestava i primi soccorsi, e, dopo di avergli detto che era contento di morire per l’Italia e per il suo Generale, S.E. Gambara, cui raccomandava la moglie ed i figli. Il sottotenente non lo lasciò e rimase anche lui ferito. Entrambi furono soccorsi dalla pattuglia. Il Comando del Corpo d’Armata, informato della cosa, mandò subito sul posto il Direttore di Sanità con altri medici ed il materiale necessario per un intervento chirurgico ma il valoroso Maggiore Lazazzera alle ore 1,25 del 15 aprile chiudeva gli occhi tra la commozione ed il rimpianto di tutti, ufficiali e soldati del Corpo d’Armata tra i quali Egli era come un simbolo. Il giorno prima dell’azione il Generale Gambara gli comunicava che Egli era necessario al Comando e che veniva sostituito nell’azione da un Tenente Colonnello di fanteria. Detto Generale ricorda che il Maggiore Lazazzera lo chiamò al telefono e gli disse: «Se Lei mi ordina, obbedisco ma non può infliggere al suo Lazazzera la mortificazione di essere sostituito al Comando di un Reparto che ha istruito e curato e che tra poco dovrà subire la prova del fuoco!». Di fronte a queste parole di un grande Soldato, il Generale Gambara che era sensibilissimo a queste manifestazioni, celando la sua orgogliosa commozione, lo elogiò e lo lasciò al comando del suo battaglione. La salma dell’Eroico Maggiore fu seppellita a Berat e poi trasportata a Bari ove è stata collocata nel Cimitero Monumentale del comprensorio di Capurso, presente la sorella, con tutti gli onori militari, avvolta nel Tricolore. Vi erano tutti i Carabinieri in alta uniforme, i Carabinieri in congedo con la Bandiera e tutte le Autorità. La salma venne collocata, al posto d’onore, nella Chiesa Matrice della Metropoli, in un loculo opposto a quello che conserva i resti di un’altra Medaglia d’Oro dell Arma, il Capitano Chiaffredo Bergia. Durante tutta la commovente cerimonia, la musica militare ha suonato in sordina l’inno del Piave.

La sorella del Maggiore Lazazzera, dopo aver baciato l’urna che racchiudeva i resti mortali del Fratello, disse a tutti: «Prima di partire mi disse che voleva morire in gloria e voleva essere ricordato da tutti».

Carabinieri, cittadini, soldati, giovani e vecchi Lo ricordano e Lo ricorderanno.

A noi tutti non resta altro che inchinarci, ammirati, anche di fronte a questa esaltante e sublime figura di Carabiniere e di Eroe.

Matera ha intitolato una via al Suo nome.

Oltre alle numerose decorazioni al Valore Militare è opportuno ricordare che Egli era insignito della Croce dell’Aquila Tedesca con spada, della Commenda delle Frecce Rosse, del-l’Ordine di Isabella La Cattolica, Cavaliere di Malta e Cavaliere Ufficiale della Corona d’Italia.

A questo punto bisognerebbe trascrivere il lungo elenco delle esaltanti motivazioni delle Medaglie al Valore e degli encomi da Lui ottenuti; basterà ricordare che Egli venne decorato di:

Una Medaglia d’Oro al V.M.

Cinque Medaglie di Argento al V.M.

Due Medaglie di Bronzo al V.M.

Quattro Croci di Guerra al V.M.

Due Croci al Merito di Guerra

Quattro Encomi solenni

Una promozione per merito di guerra

Quattro ferite in combattimento

Quattro onorificenze italiane

Dieci decorazioni estere.

Riportiamo la motivazione della Medaglia d’Oro nella quale si può intravedere tutta la mirabile figura di questo magnifico Eroe: «Combattente di tre guerre, più volte decorato al V.M., destinato ad un comando di grande unità impegnata in aspra campagna, si prodigava diuturnamente nel servizio dell’Armata e in altri di collegamento che volontariamente assumeva, con le truppe, svolgendo opera preziosa di inforinazione, di incitamento e di fede. Trovandosi in prossimità di un battaglione che aveva perduto il suo Comandante, ne assumeva spontaneamente la direzione e lo conduceva brillantemente all’attacco di un forte trinceramento che raggiungeva per primo. Controattaccato da forze preponderanti,, era l’anima della fiera resistenza e, malgrado le forti perdite, manteneva il possesso della posizione. In previsione della fase controffensiva della campagna, chiedeva insistentemente ed otteneva di costituire e comandare un battaglione d’assalto di cui, con opera di grande entusiasmo patriottico e di altissimo spirito militare, formava uno strumento saldissimo di sicura vittoria. Alla vigilia dell’azione, mentre a pochi passi delle linee nemiche studiava il terreno di attacco, colpito gravemente in più parti del corpo, cadeva da prode. Conscio della fine, mentre si preoccupava di far riparare dal fuoco nemico la pattuglia che lo seguiva, suggellava con nobili ed elevate parole una fulgida esistenza tutta dedita al dovere, all’Onore Militare ed alla Patria». (Fronte Greco, 5 febbraio-14 aprile 1941).

Nell’aprile del 1943, nelle Caserme dei Carabinieri di Tremo e di Bolzano, venne inaugurato un monumento al Maggiore Lazazzera perchè tutti vedessero in Lui, come negli altri Caduti, la continuazione della luminosa tradizione del-l’Arma Benemerita.

Chiunque si sente degno di chiamarsi uomo, un «vero uomo» come usava dire il Maggiore Lazazzera delle persone di carattere fermo, di generosi propositi e di concrete realizzazioni, non può non sentire fremere il proprio cuore ed il proprio animo di un grande sentimento di ammirazione e di fede nella resurrezione degli alti ideali di Patria e di Onore Militare.


Fonte: Testo tratto da Bartolo Gianturco, Medaglie d’Oro al Valor Militare della Basilicata, Potenza, 1972; ristampa a cura dell’ANCR e del Comune di Avigliano, 2024.

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