Michele Perriello

Il Sergente di Fanteria Perriello Michele nacque a S. Chirico Nuovo il 10 gennaio 1910. Apparteneva a numerosa famiglia di coltivatori diretti. Dopo le scuole elementari, aiutava i genitori nei lavori dei campi ai quali si dedicava con grande volontà e molta capacità. Educato ad una vita morigerata, non frequentava locali pubblici ma preferiva, durante il tempo libero, leggere tutto quello che gli capitava fra le mani, migliorando così la sua cultura.

Benché giovanissimo, era stimato ed apprezzato da tutti per la bontà del suo carattere e gli onesti sentimenti che

10 animavano. Chiamato a prestare servizio militare di leva, si arruolò volontario per la Spagna, insieme col cittadino Romano Nicola e per il suo comportamento coraggioso e per le ripetute prove di abnegazione che ebbe a dare, fu dal Generalissimo Franco decorato della «Graz Roia del Merito Militare».

Cessata la campagna di Spagna, ritornò a S. Chirico Nuovo ove riprese il lavoro dei campi. Per le prove di capacità che aveva dato, ebbe il grado di Sergente. Richiamato per la seconda guerra mondiale fu inviato in Africa con l’Armata del Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani. Nei numerosi combattimenti ai quali partecipò, si distinse per l’indomabile coraggio e per intelligenti iniziative. Veniva intanto decorato, della Medaglia d Argento al V.M. per l’eroico comportamento tenuto nella Spagna in ripetute azioni.

Nel suo Reggimento – 62° Fanteria motorizzato – Divisione Motorizzata «Trento», era da tutti conosciuto ed apprezzato per il suo coraggio e per l’elevato sentimento del dovere. Passato in Africa Settentrionale, fu impegnato, col suo Reggimento, a Sollum e sulla Costa Egiziana. Il 15 giugno 1941, all’alba, ebbe inizio la battaglia di Passo Halfaia, Sollum, Musald, Ridotta Capuzzo, quota 206 e quota 208. Come è noto, in quell’azione l’avversario era assai superiore per numero e potenza di mezzi e per quantità di uomini impegnati onde Il combattimento assunse particolare intensità.

Il successivo 16, il Sergente Perriello che, fin dall’inizio, si era comportato con spiccato valore, fu messo al comando di una squadra di esploratori che, per i difficili compiti assegnati, doveva addentrarsi profondamente nel dispositivo nemico. Subito fu attaccato da ingenti forze avversarie ma egli, calmo e sereno, alla testa dei suoi uomini, riuscì a volgere in fuga attaccandolo all’arma bianca ed a colpi di bombe a mano. Presto il nemico ritornò all’attacco con maggiori e più poderosi mezzi e con molta truppa. I pezzi anticarro del Sergente Perriello immobilizzarono molti carri armati ma i reparti di truppa inglesi ed australiani erano numerosi e concentrarono sul piccolo reparto italiano il fuoco di tutte le armi automatiche. Il Sergente Perriello fu ferito ma continuò a dirigere il fuoco imponendo, col suo comportamento, fermezza e decisione ai suoi dipendenti.

Scopo dell’azione affidata al Sergente Perriello, era quello di ritardare l’avanzata del nemico per consentire la difesa principale a Sollum. Tutte le autoblinde inglesi circondarono allora quel pugno di eroi e intimarono la resa che fu energicamente rifiutata. Ferito ancora, il valoroso Sergente continuò a dirigere il fuoco anticarro e con le armi di fanteria.

Rimasto un cannone senza serventi, benché sanguinante per le gravi ferite riportate, si trascinò fino al pezzo e divenne, con meraviglioso sforzo di volontà, tutto solo perché i suoi uomini erano caduti, servente e tiratore fino a che colpito nuovamente a morte, cadde abbracciato al cannone anticarro con il quale aveva tirato l’ultimo colpo. Gli attaccanti allora salutarono quel pugno di Eroi che erano tutti caduti al posto di onore.

Il gesto di Perriello e dei suoi soldati raggiunge le vette del sublime. Un pugno di uomini, superbi d’Italia, che, soli nella solitudine opprimente del deserto immenso, fanno ogni sforzo per ritardare l’avanzata delle possenti forze nemiche e ne ritardano l’azione centrando i carri armati che vengono avanti per stritolarli, che lottano solo per alto sentimento del dovere perché nessuno li vede e nessuno potrà riferire il loro sacrificio, che cadono, uno dopo l’altro, sulla sabbia infuocata e Perriello resta solo e ferito ma, anche solo, lotta ancora, rifiuta la resa, e spara l’ultimo colpo di cannone fino a che, colpito in pieno da una sventagliata di mitragliatrice, ha la forza di buttarsi sul suo cannone e l’abbraccia come un figliolo caro, ed abbracciandolo muore, è qualcosa di assai grande che suscita un senso di ammirazione profonda anche nei cuori più induriti dalla lotta e dalle battaglie. Ed il gesto sublime fu ignorato dal Comando Italiano che venne a conoscerlo attraverso il bollettino inglese di guerra, il quale, nel commentare la presa di Sollum e nel giustificare il ritardo dell’occupazione di detta città, citava l’accanita resistenza del Sergente Perriello e dei suoi uomini che, rifiutata la resa, continuavano a «centrare» i carri armati inglesi fino a quando l’ultimo dei soldati italiani, il valoroso Sergente Perriello, cadde ferito a morte sul cannone anticarro.

A questo magnifico soldato fu conferito la Medaglia d’Oro al V.M. (Bollettino Uff. 1942 pag. 10294): «Comandante di una squadra di esploratori, attaccato e circondato da forze nemiche preponderanti, le contrattacava con lancio di bombe a mano volgendole in fuga. Benché ferito, visto cadere il il tiratore di un pezzo anticarro, lo sostituiva e continuava il fuoco contro carri armati nemici avanzanti. Caduti i compagni, solo ed ancora circondato, impavido accanto all’arma rifiutava la resa persistendo neH’impari lotta fino a quando, ferito mortalmente, si abbatteva vicino al cannone. Fulgido esempio di virtù guerriere e di altissima fede». (Solium A.O., 16 giugno 1941).

Il suo laborioso paese nativo ha onorato ed onora la memoria di tanto Eroico Figlio. Il Ministero della Guerra fece illustrare l’episodio aggiungendovi la motivazione della Medaglia d’Oro e distribuendo l’immagine sua a tutti i Comandi Militari perchè fosse di incitamento ai soldati d’Italia.


Fonte: Testo tratto da Bartolo Gianturco, Medaglie d’Oro al Valor Militare della Basilicata, Potenza, 1972; ristampa a cura dell’ANCR e del Comune di Avigliano, 2024.

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