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Antonio Cambriglia

- Luogo di nascita: Calvello (PZ)
- Provincia: Potenza
- Decorazione: Medaglia d’Oro al Valor Militare
- Scheda ufficiale: Gruppo Medaglie d’Oro al Valor Militare d’Italia
Il Sottotenente Cambriglia Antonio di Michele e di Di Tolve Antonietta, nacque a Calvello il 18 gennaio 1920. All’epoca dell’armistizio si trovò a Napoli ove partecipò attivamente alla lotta delle 4 giornate. Convinto che la via migliore da seguire in quel momento fosse quella di mettersi a fianco degli anglo-americani, si arruolò presso la 5a Armata Statunitense. Dopo un corso di paracadutismo venne lanciato il 17 luglio 1944 nella zona dell’Italia settentrionale occupata dai tedeschi ove, con gli altri elementi locali, partecipò alla lotta durante la quale il 30 novembre 1944 cadde colpito a morte in Val Giuncato, sulle pendici del Monte Picchiaro nei pressi di La Spezia. Fu decorato di Medaglia d’Oro al V.M. – alla memoria – (B.U. 1945 pag. 1049) con la seguente motivazione: «Fedele al giuramento combatteva eroicamente contro i tedeschi nelle 4 giornate di Napoli. Si arruolava successivamente nel Servizio Informazioni della 5a Armata americana per essere inviato nel territorio non ancora liberato. Aviolanciato presso un gruppo di patrioti partecipava con essi a numerose azioni e forniva preziose informazioni ai comandi alleati a mezzo di radio clandestina sfidando le continue ricerche dei tedeschi. Accettato combattimento con pochi patrioti contro forze preponderanti naziste, conscio della propria .sorte, dopo di avere strenuamente combattuto nel nome della Patria, chiudeva la sua Eroica vita di soldato e di patriota».
Altre e più dettagliate notizie non è stato possibile avere nonostante le insistenti richeste.
Nell’ora grigia che il nostro Paese attraversò dopo il tristissimo ed umiliante armistizio col quale, soprattutto ad opera degli americani e degli inglesi, si volle mortificare la dignità di un Popolo che aveva cercato di liberarsi definitivamente da una tutela politica abilmente mascherata di amicizia e di libertà e che aveva tentato di dare un posto al sole ai suoi figli viventi in condizioni di povertà costante, generale fu lo sbandamento degli animi, specie nei giovani. Così vi furono quelli che si arruolarono con le forze tedesche e fasciste che proclamavano essere quella la via dell’Ordine Militare per la parola data ai tedeschi chiamati in Italia a difendere il nostro suolo e, di punto in bianco, attaccati come nemici e gli altri che, all’opposto, si arruolarono con le forze Anglo-Americane, combattendo, si affermava, per la libertà del nostro Paese. Gli uni e gli altri lottarono convinti di fare il bene dell’Italia e morirono col nome della Patria sulle labbra. Tra le opposte linee di combattimento vi furono talvolta commoventi incontri tra fratelli o parenti o amici quando italiani si trovarono a contatto di altri italiani; si finiva quasi sempre, col cessare la lotta pur restando nelle rispettive posizioni.
I Comandi, avvertito l’enorme disagio che queste situazioni venivano a creare, evitarono, dopo i primi tempi, che italiani fronteggiassero altri italiani.
I Caduti, tutti i Caduti, meritano il più grande rispetto. Per il resto la Storia dirà la sua parola definitiva.
Calvello ha dedicato alla memoria dell’eroico Caduto l’edificio scolastico. Il fratello Ten. Cambriglia, Prof. Donato di Michele, è riuscito ad avere le seguenti notizie sul fratello Antonio. Il Caduto aveva il nome di battaglia «Cesare» quale ufficiale di collegamento; «Libertà» si chiamava il radio telegrafista; «Francese» la staffetta tra Cesare e Libertà. Tra questi due non correvano buoni rapporti perchè Cesare aveva la sensazione che Libertà facesse il doppio giuoco. Infatti Libertà il 22 luglio 1944 avuto l’ordine di trasmettere messaggio urgentissimo riguardante la sicurezza di «Corvo» e del materiale lanciato dagli aerei, rispondeva in modo scortese e si rifiutava di trasmettere il messaggio.Cesare ne informava il Comando «Boia». Sempre più diffidente del contegno di Libertà, Cesare usava trascrivere in un librettino i messaggi che inviava e riceveva per poterli controllare. Il 2 novembre 1944, in Torpiana, Cesare, in compagnia del Parroco del luogo ed altri, era in un’osteria per fare colazione. Verso le 14 si presenta «Francese» con una lettera che consegnava a Cesare che la legge e dice ai compagni di attendere un poco perchè sarebbe tornato dopo 20 minuti. «Libertà» si trovava a Val Giuncata. Ma Cesare per tutto il giorno non torna. Sospettando un tranello ai suoi danni, viene imprigionato il «Francese» al quale si chiede chi gli aveva consegnato la lettera che fu data a Cesare. Egli dice di non sapere niente e viene subito giusti-zato. Anche «Libertà» dice lo stesso ma non fu giustiziato perchè, mancando lui, il reparto sarebbe rimasto isolato. Appena giunto il nuovo ufficiale di collegamento con un radiotelegrafista, «Libertà» attraversa le linee e scompare. Quattro mesi dopo la sparizione di «Cesare», due bambini trovarono il suo corpo in un mulino. In un primo momento essi avevano detto di sapere che il corpo di «Cesare» era nel mulino da novembre ma poi negarono. Altre notizie non è stato possibile raccogliere.
Fonte: Testo tratto da Bartolo Gianturco, Medaglie d’Oro al Valor Militare della Basilicata, Potenza, 1972; ristampa a cura dell’ANCR e del Comune di Avigliano, 2024.




