Antonio Di Napoli

Antonio Di Napoli nacque a Potenza il 31 dicembre 1913 dal Comm. Giuseppe alto funzionario di Banca e da Emma Del Giudice. Frequentò a Roma le scuole elementari, il ginnasio ed il liceo. Si iscrisse all’università nella facoltà di Giurisprudenza. Scoppiata la guerra egli chiese ripetutamente di essere inviato in zona di combattimento. Era stato già nominato Sottotenente di Complemento e si trovava, in quel tempo, al Comando della base di Durazzo. Il 10 novembre 1940 venne trasferito all’84° Reggimento Fanteria «Venezia» ed assegnato al 1° Battaglione che si trovava a Zviezda ove febbrilmente si riordinavano i reparti che già avevano sostenuto 5 giorni prima accaniti e cruenti combattimenti sulle alture di Bilisthi. Il primo battaglione era comandato dal Maggiore Salvatore Marzo che, avuto un’ottima impressione di questo giovane volontario di guerra, colto ed ardito, lo destinò alla la compagnia. Il nemico intanto era riuscito ad occupare la Sella di Qifaristhes tra le quote 1942 e 1945 per dilagare nella Piana del Cordano e mettere in crisi il nostro schieramento. La ri occupazione della Sella divenne questione di grande importanza. Fu lanciata all’attacco la prima compagnia con due plotoni avanzati, uno dei quali era comandato dal Sottotenente Di Napoli che, in un gagliardo attacco, assai contrastato dal nemico, fu il primo a mettere piede sulla Sella dopo violenti corpo a corpo ai quali egli partecipava sempre primo fra tutti imponendosi così all’ammirazione dei suoi stessi soldati che lo seguivano ormai senza tentennamenti. Data la importanza della zona, il nemico tentò reiteratamente di occupare la Sella in combattimenti assai duri che si esaurivano sempre all’arma bianca. Appena veniva ristabilita la situazione, il nemico lanciava nuovi attacchi con truppe fresche per cui si riaccendevano i violenti combattimenti per il quali sembrava che non ci fosse mai sosta. Il nemico veniva ricacciato, perdeva uomini, armi e munizioni ma dopo poco ritornava all’attacco con forze fresche. Questa lotta particolarmente accanità durò dal 14 al 17 novembre e richiese un’eccezionale spirito di sacrificio ed una dedizione al dovere davvero impressionanti. Non vi era neanche il tempo per riposare e per ristorarsi. Il Sottotenente Di Napoli era di esempio a tutti rinunziando al sonno ed al cibo. Non chiedeva rinforzi di uomini ma solo munizioni perchè la dotazione di dieci bombe a mano per ogni soldato si esauriva rapidamente. Fra i pochi superstiti del battaglione furono i Sottotenenti Berselli e Si-ghieri, il Caporale Maggiore Ravelli ed il Fante Bacci i quali parlavano con edificazione del Sottotenente Di Napoli meravi gliandosi che egli potesse lottare con tanta energia e per tanti giorni di seguito senza riposarsi e senza nutrirsi. Il terreno impervio ed insidioso facilitava l’azione degli attaccanti che in numero sempre maggiore cercavano di superare quel pugno di uomini che resisteva sulla Sella a tutti i costi. Erano rimasti feriti il Comandante della Compagnia e tutti gli altri ufficiali: rimase solo il Sottotenente Di Napoli che non cessava di animare, con l’esempio e con la voce, i suoi dipendenti portandosi continuamente, allo scoperto, da una parte all’altra dello schieramento. Giunta, di rinforzo, una Compagnia fucilieri del 226° fanteria, fu lanciata nella lotta, sulla Sella contesa, dove dominava, con la sua alta figura e con il suo comportamento, il valoroso Sottotenente Di Napoli il quale, pur ferito, continuava con sovrumano ardimento nella lotta. La mischia diventava sempre più furibonda e travolse tra gli altri anche l’Eroico Sottotenente Di Napoli che veniva dichiarato disperso. Nel giugno 1943 si seppe che la sua salma era stata ritrovata e tumulata nel cimitero definitivo di Coriza (tomba n. 74 -fila 19 – campo 2°). I superstiti riferirono che il Sottotenente Di Napoli, benché gravemente ferito e stremato di forze, non volle abbandonare la Sella contesa e quando la mattina del 17 giunsero i nuovi rinforzi del 226° fanteria egli benché ferito in un supremo sforzo ed in atto di sublime eroismo, rianimò le truppe invitandole a restare a tutti i costi fino a che, verso le 16,30 dello stesso giorno, scompariva nella lotta. Nella sanguinosa battaglia morirono 5 Ufficiale, 7 Sottufficiali e 120 uomini di truppa. Rimasero feriti 8 Ufficiali, 12 Sottufficiali e 135 uomini di truppa. Il Sottotenente Antonio Di Napoli venne decorato della Medaglia d’Oro al V.M. con la seguente motivazione: «Volontario di guerra veniva, a sua domanda, assegnato a reparti operativi. Intrepido Comandante di plotone, in una serie di accaniti, cruenti combattimenti durati più giorni e risoltisi sempre favorevolmente, dopo strenua lotta corpo a corpo riusciva a consolidarsi in caposaldo benché soggetto a reiterati, violenti contrattacchi che rintuzzava infliggendo severi perdite al nemico. Ridotto il suo plotone ad un pugno di superstiti, non desisteva dall’impari lotta rimanendo sulla posizione imperterrito ed aggressivo, sebbene ferito gravemente. Giunti rinforzi all’esiguo presidio, in un supremo slancio di sublime eroismo, trovava ancora la forza di condurli all’assalto, incoraggiando tutti con ardenti parole di patriottismo fino a che cadeva colpito mortalmente. (Qifaristhes – Fronte Greco – 14-17 novembre 1940)».

Prima di partire per il fronte, scriveva al suo insegnante Alfredo Grandilone: «Il mio desiderio è quello di essere trasferito presso un qualsiasi reggimento di fanteria, che si trovi in zona di impiego; nello stesso tempo desidero l’alto onore della prima linea. Sono giovane e, quello che più conta, ho lo spirito giovane, ho un cuore che si esalta alle glorie della Patria e che oggi soffre di non poter essere col suo plotone in linea».

Potenza Gli ha dedicato una strada e 1 Università di Roma Gli ha conferito la laurea in Giurisprudenza honoris causa. La scuola allievi ufficiali di Ascoli è stata dedicata al Suo nome.

E’ un lucido esempio di fede e di Onore Militare, degno di essere ricordato con ammirazione e commozione. E’ una di quelle luminose figure di Eroi che resistono al logorio del tempo e che sovrastano gli eventi.

Anche Roma ha dedicato al Suo nome una piazza ed una scuola.

Possono tutti i giovani imparare da Lui come si deve amare e servire la Patria.


Fonte: Testo tratto da Bartolo Gianturco, Medaglie d’Oro al Valor Militare della Basilicata, Potenza, 1972; ristampa a cura dell’ANCR e del Comune di Avigliano, 2024.

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