Beniamino Montesano

Montesano Beniamino è nato a Rotondella da Pietrantonio e da Palazzo Filomena il 3 dicembre 1899. Percorse a Matera gli studi Magistrali conseguendo, a 17 anni, il diploma nel giugno 1917 nello stesso mese, a 17 anni e mezzo, fu chiamato alle armi e partecipò alla guerra 1915-18. Fu smobilitato, nell’aprile 1921, col grado di sottotenente. Il 1° febbraio 1923, venne arruolato nella M.V.S.N. col grado di Centurione. Sue- cessivamente ebbe l’incarico di Aiutante Maggiore in prima Legione. Promosso Seniore, per la sua particolare attitudine militare e per le prove ripetutamente date, viene nominato Capo di Stato Maggiore del Gruppo Camicie Nere di Taranto. Partecipa alla Campagna A.O.I. quale Comandante del 1° Autogruppo Intendenza di manovra. Finita la guerra Etiopica, ritorna in Patria e viene destinato, come Capo di Stato Maggiore, al Comando Gruppo CC.NN. di Bari. Viene inviato in A.S. con la 250s Legione CC.NN. ed assume il comando del 156° Battaglione CC.NN. «Lupi di Lucania». Viene continuamente impegnato con i suoi Militi, dando prova di molta capacità militare e di grande coraggio. Il Battaglione svolge continua ed efficace azione per il grande affiatamento che vi è tra i Militi ed il loro Comandante.

In Libia, per la difesa della piazza forte di Sidi E1 Barram, il Seniore Montesano ebbe alle sue dipendenze tattiche la 2503 Legione Camicie Nere ed un gruppo da 75/27 del 204 Reggimento Artiglieria rinforzata da altre unità. Il Fronte che gli venne assegnato era di circa 8 chilometri. Dall’8 all’11 dicembre 1940, la situazione era quanto mai mutevole sia per il continuo spostamento del nemico e sia per il sopraggiungere di rinforzi avversari che, dopo di avere avuto ragione dei Presidi! di Sceferzen, Scheggia e Giarabub, cercavano di circondare la linea di difesa affidata al Montesano. Il nemico disponeva di molti aerei che il giorno 8 dicembre svolsero intensa attività soprattutto di ricognizione dando la netta impressione che si stava preparando l’offensiva finale contro la zona occupata dal 156° Btg. Camicie Nere e dalla 250a Legione CC.NN. Infatti la mattina del 9 il nemico iniziò una violentissima azione di bombardamento sulla 2a Divisione Libica e sul raggruppamento Maletti. Tale intensa azione di fuoco restava necessariamente senza reazione essendo assai limitata la gittata dei nostri cannoni. Intanto alcuni carri armati nemici tentavano di avvicinarsi alla linea a scopo agressivo ed esplorativo ma vengono costretti a ritirarsi. L’intenso fuoco delle artiglierie nemiche rende difficile i collegamenti che però vengono mantenuti nonostante che comincino a difettare le munizioni sia per l’artiglieria che per le armi leggere. Il Seniore Montesano, che dirige con somma perizia e con grande ardimento la lotta sul larghissimo fronte assegnatogli, è costretto ad essere presente su tutta la linea tamponando i vuoti e spo stando da una parte all’altra le poche riserve. I cannoni avevano una dotazione di soli 46 colpi per pezzo per cui sarebbe stato impossibile continuare efficacemente la lotta. Vi era un solo automezzo a disposizione e fu deciso di utilizzarlo inviando il Capo Manipolo Romano al P.A.M. per prelevare il maggior numero possibile di munizioni pur dovendo egli attraversare le linee nemiche che cercavano di chiudere sempre più decisamente i nostri reparti. Il Capo Manipolo, con sommo coraggio e chiara intelligenza, raggiunse il deposito munizioni e prelevò tutte le 360 granate da 77/28 che esistevano. Attraversando le linee nemiche si scontra con un posto di osservazione avversaria. La lotta è breve e violenta: il nemico è annientato ed il C.M. Romano cattura vari prigionieri che carica sull’atomezzo e conduce al Comando. Intanto viene dato ordine al Seniore Montesano di rioccupare le quote 51-54-51 pur mancando la preparazione di artiglieria assolutamente necessaria per il felice compimento dell’azione. Ma nulla è capace di fermare il Seniore Montesano il quale si porta a breve distanza dalle quote da occupare approfittando di un violento ghibli che se acceca i Legionari rende anche difficile l’osservazione da parte degli anglo-americani. I Legionari sono carichi, oltre la saturazione, di passione e di ardimento ed attendono l’attimo in cui dovranno balzare suH’aH’aversario.

Nel frattempo, avviene qualche cosa di sublime che potrebbe non essere creduto tanto è alto, bello e mistico, se non ne avesse parlato lo stesso resoconto inglese della battaglia: si eleva piano piano, sottovoce come portato dal ghibli furioso ed accecante, la Canzone del Legionario e subito dopo gli inni della Patria. Sembra un’epopea omerica: il Seniore Montesano è già stato ferito al capo ma manca l’acqua per lavargli il viso ed il sangue si raggruma sul volto mentre un asciugamano tenta di tamponargli la brutta ferita. Quella specie di barracano fa subito distinguere il Seniore Montesano da tutti perchè egli si trova dovunque ad infervorare ad incitare, ad indicare la via del dovere. Poi, quando il canto pare che sosti ed il ghibli sibila più furioso che mai, egli grida lo «A Noi»! dei Legionari: un breve balzo e si accende la lotta violenta all’arma bianca.

E’ una lotta accanita, furiosa, fatta di coraggio e di agilità fino a che il nemico fugge e le quote vengono definitivamente occupate. I Legionari si gettano sulle autoblinde e sui carri armati leggeri ancora in movimento e, con dei paletti, scardinano i cingoli e li immobilizzano. Vengono catturate 5 autoblinde e 4 carri armati leggeri che sono il miglior bottino della lotta durissima. L’azione viene definita dal Comandante di Divisione che era all’osservatorio, «Brillantissima per fattura, condotta ed audacia». I Legionari trascinati dall’entusiasmo, acclamano il Seniore Montesano che compie un vero miracolo di resistenza e di volontà. Ma alcun tempo dopo essendo caduta Sidi – E1 -Barrarli, viene ordinato il ripiegamento sulle posizioni di partenza perchè il caposaldo è minacciato di aggiramento da numerosi mezzi corazzati nemici. Montesano obbedisce mentre un nuovo attacco nemico di carri armati, compiuto alle 17,30, viene respinto dall’azione concorde dell’artiglieria e dei Legionari i quali hanno l’ordine di non consumare i colpi e di sparare solo contro le feritoie.

Altro attacco è respinto nuovamente ma l’alba del giorno successivo dà la netta sensazione che il caposaldo è circondato da numerosi carri armati dietro i quali si riparano fortissimi nuclei di truppe nemiche.

L’attacco contro il caposaldo viene subito iniziato mentre il Seniore Montesano è di nuovo e gravemente ferito da varie schegge di granata che gli riducono a brandelli la divisa ed il sangue scorre per tutto il corpo. Montesano ha uno spirito di acciaio temprato e dirige, sanguinando, la impari lotta. Piccoli reparti vengono spostati con prontezza e decisione da un settore all’altro mentre, in mezzo alla lotta, domina alta la figura di Montesano incitatore e combattente. Le canne delle armi automatiche sono roventi e così i cannoni; i Legionari, che da due giorni non mangiano e non hanno rifornimento di acqua, buttano degli stracci sulle armi arroventate e li bagnano con le poche gocce di acqua gelosamente conservate nelle borracce. Poi nuovi bombardamenti contro il 156° Battaglione Camicie Nere dal cielo, dal mare e da terra. Non vi è lato dell’orizzonte in cui non vi siano cannoni nemici. La nostra terza batteria non spara più perchè ha esaurito le munizioni. Lo stesso avviene per seconda batteria. Intanto numerosi carri armati nemici avanzano a cerchio sparando con i cannoni e mitragliando mentre le fanterie nemiche aprono il fuoco con le armi portatili. La situazione appare subito disperata ma l’animo delle CC.NN. anziché piegarsi si conso lida di più. Si buttano bombe a mano contro i carri armati che continuano ad avanzare decisamente, si spara nelle feritoie, si iniziano i violenti corpo a corpo. La lotta diventa epica. Ogni Legionario è un leone che non vuole cedere. Tra i numerosi eroi di quella grandiosa lotta si distinguono il Cent. Trincilla, il Capo Manipolo Buccieri, il Capo Manipolo Luigi Coviello, il Cent. Luci, il Capo Manipolo Fanesi Mariano, il Capo Squadra Marmo Michele, la Camicia Nera Pietro Araneo, il Capo Manipolo De Francesco, il Capo Manipolo Zoppini, il Capitano Silvestri, il Sottotenente Morelli, il Sottocapo Manipolo Carnevale, i Capi squadra Di Santo e Boccone, il Sottocapo Manipolo Gaggiotto, il S.C.M. Essaulof, il C.M. Alestra ed i capi squadra Lentini, Tritto, Bemocco, Farenga e Luongo, l’aiutante Brienza, le CC.NN. Martone, Chiummiento, Saccetta, Bruno, Civita, Spera, Schirone e Campagna ed altri.

L’attacco nemico è inesorabile e non lascia speranze. Le armi automatiche, i cannoni anticarro e le armi leggere vengono stritolate da carri pesantissimi. Il Seniore Montesano viene ancora ferito da scheggia di granata ma, pur sanguinando da tutte le parti del corpo resta in piedi a lottare. Quando il cerchio dei carri armati è chiuso sul piccolo ridotto ed ogni tentativo di lotta è ormai impossibile, il Comandante inglese esce dal suo carro armato e chiede chi è il Comandante delle CC.NN. Gli viene indicato il Seniore Montesano che è tutto un grumo di sangue al volto mentre al posto dei brandelli della divisa altro sangue scorre dalle numerose ferite. E’ fieramente in piedi tra i superstiti.

Il Comandante inglese saluta ed a mezzo dell’interprete domanda se quelli erano gli uomini che avevano sostenuto, per tre giorni, un così accanito combattimento. Avuta risposta affermativa, esclamava: «Credevo che ci fosse almeno una Divisione!». Era questo il più alto riconoscimento che si potesse fare a quel pugno di Prodi e che viene ricordato anche nella relazione inglese.

La C.N. Araneo Pietro viene proposta per la Medaglia d’Oro alla Memoria, molti altri per la Medaglia d’Argento, di Bronzo e Croce di guerra al V.M. Le motivazioni delle proposte sono molto significative e mettono in rilievo lo spirito aggressivo e l’indomito coraggio delle CC.NN. lucane e pugliesi. Basta ricordare, per tutte, quella che accompagna la Medaglia al V.M. concessa al C.M. Luigi Coviello: «Comandante il plotone mortai da 45, in due giornate di dura lotta contro un nemico superiore per numero e per mezzi, feriti il 1° ed il 2° tiratore, si buttava sull’arma e continuava il fuoco animando, con l’esempio, i suoi uomini. Finite le munizioni trasformava il suo plotone in fucilieri e continuava la lotta finché il battaglione non venne sopraffatto». (Sidi el Barrani A.S. 10-11 dicembre 1940).

Quando il combattimento ebbe ad esaurirsi, giacevano sul terreno, su meno di 800 combattenti, 122 morti e 140 feriti. Il Seniore Montesano venne decorato di Medaglia d’Oro al V.M. ed in Lui si volle anche premiare i Suoi Eroici Commilitoni. «Seniore M.V.S.N. Beniamino Montesano nato a Rctondella nel 1899. Medaglia d’Oro al V.M. B.U. 1951 pag. 863. Impegnato col suo battaglione in duro combattimento contro preponderanti forze motorizzate, rimaneva seriamente ferito al viso. Rifiutava di essere allontanato dalla linea di combattimento e grondante di sangue, postosi alla testa dei suoi uomini, infiammati dal suo esempio, si lanciavano al contrattacco riconquistando un importante caposaldo precedentemente perduto da altra unità. Il giorno seguente nonostante fosse nuovamente ferito in altre parti del corpo, di iniziativa e con fulminea azione, attaccava una colonna meccanizzata avversaria che tentava l’aggiramento di un vicino reparto. Successivamente, riuniti i superstiti, si orgaaizzava per una estrema difesa e di batteva con leonina fierezza, finché, esaurite le munizioni ed ogni altro mezzo di offesa, veniva sopraffatto. Esempio di elevata virtù militare e di completa, cosciente dedizione al dovere». (Sidi E1 Barrani, 10-11 dicembre 1940).

L’altissima decorazione si aggiunge alle altre 105 Medaglie d’Oro al V.M. conquistate da componenti della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Come si sa, nella M.V.S.N. erano tutti volontari che formavano numerose Legioni che combatterono valorosamente per la Patria. Ed ha tutto il suo significato il fatto che a Beniamino Montesano, Seniore della Milizia, la Medaglia d’Oro al V.M. è stata concessa nell’anno 1951 (B.U. 1951 pag. 863). Ciò onora doppiamente Beniamino Montesano e chi, superando le mille miserie che ostacolano il tranquillo cammino dell’ora triste che volge, ebbe a concedergliela.

Furono proposti per decorazioni al Valor Militare, per quei combattimenti: Medaglia d’Oro (alla memoria) Araneo Pietro. Medaglia di Argento e di Bronzo a: Cent. Trincilla Gaetano, C.M. Buccieri Raffaele, C.M. Coviello Luigi, C.M. De Francesco Salvatore, C.M. Fanesi Mariano, Cap.spe Silvestri Luigi, 1° Cpsq. Marmo Michele, Csq. Caprara Giovanni, Aiut. Batt. Brienza, Cent. Luci Pietro, C.M. De Rienzo Francesco, C.M. Alestra Giuseppe, I S.C.M. Carnevale Michele, Gaggiotti Alessandro, Essauloff Alessandro, Ste. spe. Morelli Vittorio, i capi squadra e Camicie Nere Di Santo Giuseppe, Boccone Mauro, Lentini Domenico, Farenga Domencio, Luongo Domenico, Bruno Alberto, Tritto Vittorio, Bemocco Vincenzo, Rizzo Calogero, Capezio, Civita, Schirone Ignazio, Spera Innocenzo e Campagna Antonio.

Il Seniore Mantesano rientrò in patria dopo oltre sei anni di dura prigionia ed è rientrato in semplicità nella vita civile senza pretendere, in uno con gli altri Camerati, altra ricompensa che la gioia del Dovere compiuto.


Fonte: Testo tratto da Bartolo Gianturco, Medaglie d’Oro al Valor Militare della Basilicata, Potenza, 1972; ristampa a cura dell’ANCR e del Comune di Avigliano, 2024.

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