Nicola Magaldi

Il Capitano Nicola Magaldi, purissimo Eroe, appartiene ad una magnifica famiglia di coraggiosi. Nato a Potenza il 20 aprile 1911 dal Comm. Vincenzo e da Pia Caputo si arruolò nell’Arma Aeronautica con un entusiasmo ammirevole. Nell’ot- tobre 1929 era Allievo del corso «Grifo» presso 1 Accademia A.R. di Caserta. Nell’ottobre 1931 fu nominato aspirante Ufficiale Pilota e nel giugno 1932 ebbe il brevetto di pilota di aeroplano. Nello stesso anno fu nominato Sottotenente Pilota e, nell’anno successivo, Tenente. Per merito di guerra venne nominato Capitano Pilota nell’ottobre 1936 dopo di essere stato decorato di Medaglia d’Argento perchè «Capo equipaggio di un apparecchio da bombardamento pesante, incaricato di effettuare una ricognizione offensiva a largo raggio, con perizia ed ardimento, si prodigava in una navigazione rischiosa a bassa quota pur di raggiungere l’obbiettivo. Trovatolo sgombro si lanciava all’attacco, a pochi metri dal suolo, di un accampamento nemico, difeso dal fuoco antiaereo. Colpito ai primi passaggi, conscio della importanza dell’azione, persisteva nei precisi lanci, sprezzante delle avarie subite e non desistendo che quando furono esaurite le munizioni. Riusciva a rientrare a Macallè superando gravi difficoltà e mantenendo, nelle quasi disperate circostanze, l’equipaggio sereno. Partecipava ai bombardamenti di Debra Marcos e alle battaglie del Tembien, dell’Endertà e dell’Ascianghi, distinguendosi sempre per l’efficacia delle sue azioni. Riforniva, anche in difficili condizioni atmosferiche, le nostre colonne avanzate». (Cielo di Ualdià, del Tembien, dell’Endertà, di Gondar, di Dessiè -28 febbraio-marzo-aprile 1936).

Nella sua attività bellica non conobbe mai sosta. Nelle ore di riposo era un animatore, un incitatore, un entusiasta dell’Arma Azzurra. Prodigava tutto sè stesso perchè ogni aviere diventasse un Eroe, ogni cuore diventasse una fucina di ardimento, ogni animo sentisse la bellezza e la grandezza del dovere compiuto e da compiere.

Scoppiata la guerra con la Francia, fu decorato di altra Medaglia di Bronzo al V.M., con la seguente motivazione: «Pilota da caccia abile e valoroso, partecipava ad aspri combattimenti su munite e lontane basi nemiche concorrendo efficacemente alla distruzione di numerosi velivoli». (Cielo di Fayence e di Cannet Des Maures, 13-15 giugno 1940). Egli non conosceva riposo. Non c’era azione pericolosa ed ardita alla quale non chiedesse di partecipare. Gli fu affidato il comando di una squadriglia da caccia con la quale partecipò alle operazioni su ogni fronte. In uno dei violentissimi scontri che si susseguivano sulla terra e sul mare, trovava luminosa morte in un’apoteosi di gloria. Fu decorato, alla Memoria, di Medaglia d’Oro al V.M. con la seguente motivazione: «Pilota da caccia di eccezionali qualità ed ardimento, magnifico Comandante di squadriglie, sempre primo nell’esempio e nell’audacia, si prodigava in ogni rischiosa impresa fino al limite delle umane possibilità. Partito sotto violento bombardamento raggiungeva tre velivoli nemici colpendoli a più riprese ed abbattendone uno in fiamme. Rientrava alla base con l’apparecchio colpito in più punti in prossimità del posto di pilotaggio. Dopo di avere più volte guidata la sua squadriglia in brillanti e vittoriose azioni belliche, avvistata una formazione da caccia nemica, numericamente molto superiore, l’attaccava egualmente cercando di supplire con la abilità ed audacia alla palese inferiorità. Nell’aspro combattimento trovava morte gloriosa. Eroica conclusione di una vita tutta dedita alla Patria ed alla Sua Arma». (Cielo di Tepeleni, 27 novembre 1940).

Nell’Arma Azzurra tutti ricordano il valoroso Capitano Magaldi e numerosi episodi della Sua bravura. Si ricorda che un giorno, il 6 novembre 1940, la Sua squadriglia veniva attaccata improvvisamente a terra e distrutta da tre «Bristol-Blenhiem». Un solo apparecchio rimasto intatto ed egli, sotto l’intenso bombardamento e mitragliamento nemico, sale sul suo aereo, affronta da solo i tre apparecchi nemici e li abbatte.

Tutti ricordano ancora che nel 1939, trovandosi a Santiago del Cile, fu il primo ad accorrere a Chilan devastato dal terremoto suscitando l’ammirazione dei cileni che gli manifestarono caldamente la loro ammirazione. Per le sue qualità eminenti, fu invitato anche in missione a rappresentare l’Italia in Giappone.

Dicevamo che era una famiglia di Eroi perchè l’altro fratello Eduardo, ora Capitano di Fregata, combattette eroicamente nella battaglia di Punta Stilo e fu decorato di Medaglia d’Argento al V.M. mentre la carezzata venne decorata della Medaglia d’Oro al Valore di Marina. Anche Eduardo è nato a Potenza il 23 agosto 1915. L’altro fratello Giorgio è Tenente Colonnello Medico. I cugini Gerardo e Giulio Magaldi hanno anch’essi, col loro coraggio, onorato la Patria. Gerardo, Caduto in guerra, è stato generale dell’Esercito ed è stato molte volte decorato al V.M. Giulio Magaldi è ingegnere navale, Colonnello del Genio Aeronautico e poi Direttore Generale del Registro Navale. Venne ucciso a Roma durante un conflitto tra i tedeschi ed altre truppe.

La Città di Potenza, profondamente orgogliosa di questa famiglia di Eroi, ha dedicato alla Medaglia d’Oro Nicola Magaldi una strada.

LA MEDAGLIA D’ORO NICOLA MAGALDI

Potenza, 5 — Quante frecce argentee si sono lanciate nel cielo, cariche di destino, in nome della Patria e non sono più tornate! Quanti giovani gagliardi, fasciati di azzurro, educati alla scuola dei più sublimi ardimenti, dall’azzurro del cielo sono stati rapiti e non sono più tornati alle case lontane!

Chi li vede sfrecciare a soli, a gruppi, a stormi, restò sempre inebriato dalla bellezza del loro coraggio, della decisione del loro volo, dell’audacia con cui affrontavano la lotta, quasi sempre impari, seguiti dal cuore di tutti coloro che, rapiti da tanta bellezza, dimenticavano l’allarme in atto ed i bombardamenti tragici! Li si seguiva con le tempie che martellavano, col fiato sospeso, con tutte le pulsazioni del cuore loro rivolte tanto sembrava che l’amore e l’ammirazione potessero sostenere decisamente quelle fragili ali che pur potevano da un momento all’altro crollare! Furono tanti quelli che affrontarono la lotta quasi senza speranza pur di poter contrastare al nemico il cielo della Patria per dirgli che, finché un’ala sola d’Italia fosse in vita, era interdetto a tutti i nemici il cielo d’Italia!

La lotta nel cielo non ha vie di mezzo: o si abbatte o si resta abbattuti o si schianta o si resta schiantati, o si vince o si muore; non ci sono alternative, non ci sono speranze, non ci sono posti di medicazione o possibilità di aiuto, nulla! Il cielo è gloria o tomba. Questa durezza di una equazione implacabile lascerebbe pensare alla impossibilità di un arruolamento volontario, senza vistosi premi in denaro cui sono ricorse tante altre nazioni per avere degli aviatori. Da noi, no! Rischio mortale e Patria si fusero in un solo nome: Ala d’Italia, e mille e mille Eroi corsero al sublime sacrificio. Nessuna aviazione del mondo ha la storia nostra: al fratello caduto si sostituì il fratello, all’amico l’amico, al padre il figlio, in una gara di dedizione che ha del sublime!

Tra le Creature che fecero della Patria un apostolato e dell’ardimento una religione merita di essere ricordato, a gloria della nostra terra e ad edificazione della gioventù, Nicola Magaldi di Potenza.

Capitano pilota a 25 anni per merito di guerra, decorato tre volte al valor militare, sdegna di fare l’istruttore in una scuola di allievi mentre la Patria scende in campo, e parte per le azioni più rischiose. Dove ce Lui palpita l’entusiasmo più puro, vibra, con l’ardore più sacro, il più indomabile coraggio; il nemico non si conta si affronta, Egli è un esempio: non vi è combattimento che non lo veda accorrere indomabile, deciso, leonino. I cambattenti quando sanno che Egli vigila con la sua squadriglia, si sentono sicuri. Ogni impresa rischiosa in Albania porta il suo nome. Egli non è un comandante ma l’esempio materializzato in un cuore superbo ed in un velivolo inconfondibile. Si bombarda il suo campo sotto la protezione di tre caccia nemici ed egli non esita; il solo suo veicolo è intatto e si alza ad affrontare non i bombardieri che possono essere facile preda ma i tre caccia; sono pochi minuti di un carosello tragico. I tre si lanciano contro l’audace che osa da solo affrontarli e lo chiudono in mezzo; sono impennate audaci, picchiate decise, scivolate di ala capricciose ed inattese. Dopo un poco un caccia nemico è in fiamme e precipita, un altro si incendia, il terzo perde quota e scappa via. Da terra, dal campo, un urlo di gioia e di ammirazione saluta l’Eroe che atterra con velivolo bucherellato. Mentre tutti lo festeggiano Egli conta sull’aereo i fori dei proiettili nemici e segna intorno ad essi un disco rosso: sono le ferite che onorano ancora una volta il veicolo e l’Eroe. Si moltiplica ancora in cento combattimenti poi scompare per sempre affrontando da solo una numreosa formazione da caccia nemica. I suoi aviatori dissero che era scomparso nel cielo ed era diventato una stella.

Potenza ha onorato ieri la Sua memoria intitolandogli una strada: altre due ha intitolate a due altre Medaglie d’Oro. Tutto il popolo di Potenza senza bisogno di musiche, di manifesti e di adunate, ha presenziato alla cerimonia. I vecchi combattenti, molti appoggiati ai giovani reduci, sono convenuti; tutti. Quando è stato intonato, sottovoce, la «Canzone del Piave» si sono viste tutte le schiene raddrizzarsi e gli occhi inumidirsi.

Sulle misere vicende quotidiane la luce immortale della Patria domina sovrana ed immacolata.


Fonte: Testo tratto da Bartolo Gianturco, Medaglie d’Oro al Valor Militare della Basilicata, Potenza, 1972; ristampa a cura dell’ANCR e del Comune di Avigliano, 2024.

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