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Oreste Fortuna

- Luogo di nascita: Potenza (PZ)
- Provincia: Potenza
- Decorazione: Medaglia d’Oro al Valor Militare
- Sezione ANCR: Sezione di Potenza
- Scheda ufficiale: Gruppo Medaglie d’Oro al Valor Militare d’Italia
Rare volte è dato di incontrare uno dei migliori soldati d’Italia, un uomo decorato di Medaglia d’Oro al V.M. e di molte altre Medaglie di argento e di bronzo al Valore con un viso sempre sereno e senza cipiglio, un purissimo Eroe in piena umiltà, un uomo di immenso valore senza tracotanza, un soldato decorato delle più alte onorificenze al Valore senza un gesto burbanzoso, un uomo dal petto coperto di azzurro che non ama parlare dei suoi atti di eroismo e, se vi è costretto, ne parla come di avvenimenti comuni a tutti i soldati. Tale è il Generale dei Bersaglieri Oreste Fortuna, nato a Potenza il 4 maggio 1893 dall’Ing. Filippo e da Antonietta Tessitore, entrambi nati a Napoli.
Oreste Fortuna, che dimostra una mitezza di animo quanto mai sincera e profonda, ha nutrito sempre nel cuore altissimi sentimenti di Patria, di Onore, di Dovere.
Nel 1911, scoppiata la guerra Libica, si arruolò volontario appena diciottenne; venne assegnato al Reggimento Cavalleg-gieri di Foggia (2°) con sede a Napoli ma non riuscì a raggiungere la quarta sponda. Scoppiata la guerra europea, d’accordo con alcuni suoi amici, si faceva recapitare una cartolina-precetto falsa con la quale si presentò in servizio il 5 giugno 1915. Essendovi richiesta di volontari per la costituzione di nuovi reparti di autoblinde, si faceva subito trasferire in detta specialità. Frequentato un corso di addestramento ne uscì col grado di Sergente. Ottenne di partire per il fronte con la prima squadriglia di autoblinde partecipando ad alcune azioni sull’Isonzo e sul Carso dove meritò tre encomi solenni: il primo, «perchè si assumeva volontariamente il compito di spingersi in pattuglia oltre le nostre linee giungendo ai reticolati nemici e compiendovi un’ardita ed utile ricognizione» (Marzo 1916); il secondo perchè «cooperava bravamente nel soccorrere alcuni feriti in zona ancora battuta dall’artiglieria nemica» (aprile 1916); il terzo «perchè nella notte dal 10 all’11 aprile 1916 si portava fuori dalle nostre linee e, sprezzante del pericolo per l’insistente fuoco avversario, raccoglieva, con altri, prima una mitragliatrice poi motore e carrello di un nostro velivolo abbattutto nei pressi di Lucinico, impedendo che armi e materiale diventasserò ambiti e preziosi trofei di guerra del nemico (f.to Ten. Gen. Comandante la 3a Armata A.R. E. Filiberto di Savoia)».
Nel maggio 1916 venne trasferito in Valsugana e destinato ad altre autoblinde che, per le ardite gesta compiute, venivano chiamate «I diavoli rossi».
Promosso Ufficiale di Complemento, il 7 settembre del 1916 passò nei Bersaglieri e fu destinato quale Comandante di Sezione Mitragliatrici e pistole-mitragliatrici del 13° Reggimento Bersaglieri col quale partecipò a numerose azioni. Promosso Tenente venne destinato al 5° battaglione Bersaglieri ciclisti con i quali venne decorato con la Croce di guerra al V.M. perchè «attraversava arditamente le pattuglie nemiche e riusciva a portare tutte le notizie necessarie mantenendo un contegno esemplare e dimostrando noncuranza del pericolo infondendo così serenità e coraggio ai dipendenti (Pradamano, 28-10-1917)».
Sempre col 5° ciclisti, nella furibonda battaglia del Piave, nel giugno 1918 veniva decorato con la Medaglia d’Argento al V.M. perchè «durante un assalto, primo tra i primi, raggiungeva con mirabile slancio l’obbiettivo assegnatogli sotto l’imperversare di violento fuoco nemico di mitragliatrici e fucileria. Luminoso esempio di serena calma e sprezzo del pericolo, continuava efficacemente, con i propri uomini, a respingere violenti e ripetuti attacchi nemici» (S. Biagio di Lolla!to, 16-17 giugno 1918).
Cessata la guerra, venne inviato in congelo ma, interpellato dalle Autorità Militari, si arruolò volontario per una spedizione in Albania. Trasferito nella 16a squadriglia autoblinde della brigata di assalto, prendeva parte a numeróse operazioni di polizia a Trieste, a Fiume e ad Albona. Erano operazioni che diventavano vere e proprie azioni di guerra. In un momento particolarmente difficile, ad Albona, con una sua sezione autoblinde di arditi, di sua iniziativa attaccava e travolgeva forti nuclei nemici nascosti in caverne liberando così le miniere. Nel 1920-22 fu a Fiume impegnato in operazioni di guerriglia particolarmente delicate e pericolose.
Promosso Tenente effettivo nel 1923, venne inviato alla scuola centrale di fanteria di Civitavecchia. Destinato nel Friuli, per evitare vittime tra i soldati durante una pericolosa esercitazione, si lanciò tra la truppa, che stava sperimentando razzi, per cui rimase gravemente ferito agli arti superiori ed al collo salvando così molti soldati. Nell’aprile del 1925 venne trasferito in Cirenaica con la squadriglia autoblindata «Lorenzini». Partecipò a numerosi azioni contro i ribelli guadagnandosi altre due Medaglie di Bronzo al V.M. in accaniti combattimenti contro le forze ribelli e restando anche ferito.
Promosso Capitano, partecipò alla guerra di Spagna sempre
Fonte: Testo tratto da Bartolo Gianturco, Medaglie d’Oro al Valor Militare della Basilicata, Potenza, 1972; ristampa a cura dell’ANCR e del Comune di Avigliano, 2024.




