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Vito Sinisi

- Luogo di nascita: Ripacandida (PZ)
- Provincia: Potenza
- Decorazione: Medaglia d’Oro al Valor Militare
- Scheda ufficiale: Gruppo Medaglie d’Oro al Valor Militare d’Italia
Il Maresciallo di Aviazione Vito Sinisi, nacque a Ripacandida il 1° Luglio 1907. Frequentò in detta cittadina le scuole elementari e poi frequentò l’istituto Professione per l’industria e l’Artigianato a Melfi dove conseguì la licenza industriale. Appassionato per l’Arma Azzurra, si arruolò giovanissimo raggiungendo il grado di Maresciallo Armiere. Nel 1936 si unì in matrimonio con la signorina Angela Brienza da Rionero. Aveva frequentato la scuola di Capua e, dopo 5 mesi di tirocinio, veniva trasferito per l’esperimento pratico ad una squadriglia di idrovolanti ad Augusta ove conseguì l’idoneità di specialista e la promozione ad Aviere scelto. Si arruolò subito nell’Aviazione della Cirenaica e giunse a Bengasi il 25 ottobre 1928. Partecipò attivamente a tutte le azioni per la riconquista della Cirenaica. Rientrato’ in Italia e promosso, dopo pochi mesi, Sergente, attratto dalla passione del combattimento, ritornò in Africa ove esegui rischiose ricognizioni professionali assai apprezzate dai suoi Ufficiali. Ritornato in Italia fu destinato all’Aeroporto di Pola. Passò poi a Foggia, successivamente a Centocelle ed infine, a Fonate Pozzolo. Ai primi sentori della guerra Etiopica, ritorna volontario per la terza volta in Africa. Da Massaua passa a Mogadiscio. Sotto le sue mani sapienti passano tutti gli aerei che da un momento all’altro possono essere impegnati in combattimento. Scoppiata la guerra si prodiga oltre le stesse sue forze onde si ammala gravemente e viene rimpatriato con 60 giorni di convalescenza. Promosso Maresciallo chiede di’ essere destinato agli aereosiluranti, nuova e possente arma, pericolosissima anche per chi deve impiegarla. Il 24 giugno 1941 viene segnalato il passaggio di una nave cisterna nemica scortata da due incrociatori. Subito l’aereo decolla per attaccare. L’equipaggio è composto dal Capitano pilota Orazio Bernardini, dal Tenente di Vascello osservatore Domenico Baffico, dal Sergente Maggiore Pilota Gentili, dal Maresciallo Armiere Vito Sinisi, dal Sergente Maggiore marconista Riccardo Balagna e dal Primo Aviere motorista Gildo Tascanella. Iniziato l’attacco alle navi nemiche sotto un intenso fuoco contraereo, l’apparecchio viene a sua volta attaccato da un caccia nemico, un Hurricane. Il duello aereo è intenso ed accanito. E’ una lotta senza via di mezzo: o si abbatte il nemico o si resta abbattuti. L’aereo nemico viene colpito ma, con rapida manovra, prende quota e si tuffa deciso contro il nostro velivolo usando tutte le armi di bordo. Sinisi e Balagna insieme con il Capitano Bernardini vengono seriamente colpiti. È necessario ammarare anche perchè l’ufficiale osservatore è colpito a sua volta. Distrutte le carte segrete di bordo, si mette in mare il battellino pneumatico. I due feriti più gravi vi vengono caricati mentre gli altri vi prenderanno posto a turno non potendo il battello sostenere il peso di tutti. Intanto l’apparecchio affonda. Il momento è quanto mai tragico. A turno, due dei superstiti remano mentre gli altri, restano aggrappati al battellino, cercano di sospingerlo in avanti nella speranza di poter raggiungere la costa che non si vede nemmeno. Orientandosi sul sole, si cerca di seguire la via migliore. La marcia è lentissima. Nel battellino vi sono due morenti e, tra i superstiti, altri due sono feriti. Le forze cominciano a mancare. Si apre un paracadute nella speranza di sfruttare un leggero vento che spira da Nord-Ovest. Si cammina meglio ma la velocità è di soli due nodi all’ora. Le speranze di raggiungere la costa si fanno sempre più tenui. Si cerca di tamponare le ferite ma le condizioni di Smisi e del Sergente Balagna si aggravano sempre più. Verso sera due cacciatorpediniere inglesi passano a distanza di meno di 1000 metri. Gettando in acqua una fumata, di cui il battellino era fornito, si sarebbe attirata l’attenzione sul battello ma, all’unanimità, senza un attimo di esitazione, tutti rifiutano di chiedere soccorso desiderando piuttosto morire in mare che darsi prigionieri. La notte si avvicina con un freddo intenso, insopportabile per i due che, a turno, devono restare in mare. Il valoroso Smisi sente che non potrà sopravvivere e, tanto meno, raggiungere la costa. Recita una preghiera e poi dice ai compagni di essere felice di dare la sua vita per la Patria, li incita a perseverare nella lotta fino alla vittoria, dice delle parole dolci e buone per la sposa, per la sua famiglia e per tutti i commilitoni e si fa promettere che, appena la sua vita sarà spenta, il suo corpo verrà butatto in mare per consentire agli altri di occupare il suo posto nel battello. Con un filo di voce, in un supremo soffio di vita, dice ancora di essere contento di offrire la sua vita alla Patria e poi chiude gli occhi alla luce del sole. Le sue gravi ferite al torace ed all’addome non gli potevano consentire di sopravvivere. I suoi compagni, nonostante le drammatiche condizioni in cui si trovavano, lo baciano tutti e poi, eseguendo l’ordine del proprio Comandante, sostano un minuto in silenzioso raccoglimento. Questo gesto altamente umano e rispettoso, questa funzione nella notte buia, su di un battellino che appena resiste al galleggiamento tanto che ogni poco si era costretti a gonfiarlo, hanno qualche cosa di religioso. L’affiatamento, la grandezza di animo e la delicata solidarietà umana di questi marinai, raggiungono il vertice del sublime, trascendono le normali manifestazioni della nostra povera vita quotidiana e fanno conoscere di che cosa possa essere capace l’animo dei valorosi nei momenti più difficili della vita.
Il corpo di Sinisi viene adagiato nell’acqua che lentamente, come in un ultimo abbraccio, lo ricopre e lo trascina nelle misteriose profondità del mare.
Dopo una tragica notte di freddo e di densa oscurità, con gli uomini sfiniti dal contìnuo remare, anche il Sergente Balagna muore ma, prima di spirare, compie un gesto commovente: chiede di stringere la mano a tutti i suoi compagni, chiede che gli vengano sfilati dal dito, non avendo egli la forza, un anello di oro e la fede per farli tenere alla sua famiglia e, dopo di aver detto a tutti di servire sempre la Patria con fedeltà ed amore, si spegne anche Lui e la salma scivola in mare andando a raggiungere il Maresciallo Sinisi. Verso le 8 passa una formazione di aerei italiani. Si lancia in mare una fumata ed uno degli aerei si stacca dalla formazione, gira sul battellino malridotto e ne lancia un altro assicurando, con i gesti, che subito giungeranno i soccorsi.Infatti, alle 8, giunge l’aereo necessario alla bisogna e raccoglie i 4 naufraghi. Anche queste notizie, come quelle riguardici tutti gli altri Eroi, sono riportate dai resoconti ufficiali.
Il Maresciallo Sinisi viene decorato, alla memoria, della Medaglia d’Oro al V.M. con la seguente elevata motivazione: «Maresciallo Armiere di provata capacità e di ardimento, volontariamente partecipava ad una rischiosa azione di aerosiluramento contro unità navali nemiche. Durante la missione, svoltasi sotto 1’infuriare di una violentissima reazione contraerea, manteneva contegno calmo e sereno. Attaccano dalla caccia, rispondeva con la propria arma all’offesa nemica fino a quando una raffica l’abbatteva mortalmente ferito. Costretto il velivolo ad ammarare, veniva accolto sul batteliino di salvataggio. Con le carni straziate dal piombo nemico, sopportava con stoica fermezza il tormento di una lunga permanenza in mare, senza un lamento, solo timoroso di essere di impaccio ai camerati col proprio corpo ormai inutile. Sentendosi prossimo alla fine, rivolgeva ai compagni parole di saluto per la Patria e per la sua famiglia, pregando di essere, dopo morto, gettato in mare. Quindi spirava con la nobile serenità dei più puri Eroi italici». (Cielo del Mediterraneo Orientale, 24 giugno 1941 – XIX).
Ripacandida, paese natale dell’Eroe, ha dedicato alla Sua memoria la Piazza principale del Paese e gli erigerà un busto in bronzo. L’Istituto Professionale per l’industria e l’Artigianato di Melfi gli ha dedicato una delle aule.
Fonte: Testo tratto da Bartolo Gianturco, Medaglie d’Oro al Valor Militare della Basilicata, Potenza, 1972; ristampa a cura dell’ANCR e del Comune di Avigliano, 2024.




