Camillo Boldoni

  • Nascita: Barletta, 15 novembre 1815
  • Morte: Napoli, 3 gennaio 1898
  • Nel 1860: comandante militare dell’insurrezione e della Brigata lucana

Pugliese di Barletta, figlio di un colonnello d’artiglieria, entrò nel collegio militare di Napoli nel 1826 e fu ufficiale di artiglieria dell’esercito borbonico. Nel 1848 partì con il corpo napoletano di Guglielmo Pepe per la Prima guerra d’indipendenza e, quando il re richiamò le truppe, rimase a combattere: si distinse nella difesa di Venezia contro gli Austriaci, a Mestre, Marghera e Brondolo. Esule in Piemonte, nel 1859 organizzò i volontari dei Cacciatori degli Appennini e occupò Piacenza.

Nell’agosto 1860 il Comitato dell’Ordine di Napoli lo mandò in Basilicata come comandante militare dell’insurrezione. Il 13 agosto fissò il piano a Corleto Perticara con Giacinto Albini e Nicola Mignogna; il 18, mentre Potenza si liberava dei gendarmi, era alla testa degli insorti di Corleto, Calvello, Laurenzana e Anzi. La prodittatura gli affidò il comando di tutte le forze insurrezionali della provincia: respinse un tentativo borbonico su Potenza e mandò colonne armate nelle province vicine, sostenendo il governo provvisorio di Altamura.

A Casalbuono Garibaldi gli confermò il comando della Brigata lucana, circa tremila insorti inquadrati nella divisione Cosenz, con la quale entrò a Napoli il 19 settembre 1860. Dopo l’Unità fu eletto deputato del collegio di Corleto Perticara (1861), comandò il 42° reggimento di fanteria e la guardia nazionale mobile, poi gli Invalidi e Veterani di Napoli; lasciò il servizio nel 1872 con il grado di maggiore generale.


Fonti: Franco Molfese, voce «Boldoni, Camillo», Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 11, 1969; Wikipedia – Camillo Boldoni; G. Motta, Memorie dell’Insurrezione Lucana del 1860 (Potenza, 1910), in A. Mastrolorenzo, Per l’Unità d’Italia da Sud. L’Insurrezione lucana del 18 agosto 1860: realtà e rappresentazioni, tesi di dottorato, Università della Basilicata.

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